Articles from Conversazioni sulla lotta di classe (?) |
caproni, litania
2007-09-05 13:47:46
Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.
Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.
Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.
Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.
Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.
Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.
Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.
Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d’aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.
Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.
Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.
Genova d’uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.
Genov ...
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caproni, preghiera
2007-09-05 13:44:45
Anima mia, leggera
va’ a Livorno, ti prego
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa’ un giro; e, se n’hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancor viva tra i vivi.
Proprio quest’oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d’oro che lei portava
sul petto, dove s’appannava.
Anima mia, sii brava
e va’ in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.
[giorgio caproni, versi livornesi, il seme del piangere]
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pagliarani, la ragazza carla
2007-09-03 14:18:54
Di là dal ponte della ferrovia
una traversa di viale Ripamonti
c’è la casa di Carla, di sua madre, di Angelo e Nerina.
Il ponte sta lì buono e sotto passano
treni carri vagoni frenatori e mandrie dei macelli
e sopra passa il tram, la filovia di fianco, le gente che cammina
i camion della frutta di Romagna.
Chi c’è nato vicino a questi posti
non gli passa neppure per la mente
come è utile averci un’abitudine.
***
Más allá del puente de la ferrovía,
en una diagonal de la avenida Ripamonti
está la casa de Carla, de su madre, de Ángelo y Nerina.
El puente allí está bueno, por debajo pasan
trenes, carros, vagones frenadores
y el tranvía por arriba, de costado una línea de transporte, la gente que camina,
los camiones de fruta de Romagna.
A quien haya conocido estos lugares
no les pasa siquiera por la mente
cómo es útil tener una costumbre.
[versión de rita kratsman]
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paolo rossi, verso casa
2007-09-01 12:21:07
2.
«Come immagini il tuo funerale?» le avevo detto subito dopo che si era ficcata nel letto e aveva spento la luce.
«Come come!»
«Sì. Pensi mai a come sarà il tuo funerale?»
«Ma che domande mi fai Tristano?»
«Domande! Ogni tanto ci penso e allora mi immagino il mio funerale e sono ancora indeciso tra avere una folla di persone che mi accompagna o un gruppetto di persone che in silenzio versa qualche lacrima e se ne va subito a casa.»
«Io non c’ho mai pensato», aveva detto Maria, ma da come si era sistemata nel letto, voltata verso di me con la mano che sosteneva la testa, si capiva che quell’argomento doveva aver sortito un certo effetto. «Però sarei più contenta se fosse una cosa piccola, senza rumore, senza troppa gente tra le palle. E poi spero di morire prima di te e di altre persone care. Mi piace immaginarle dietro il carro addolorate ma serene per quello che hanno avuto.»
«Ma io non potrei mica fare a meno di una persona come te.»
«Ma neanche io.»
Maria ...
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capossela, l’uomo vivo
2007-08-31 11:30:10
Ha lasciato il Calvario, il sudario
ha lasciato la Croce e la pena
si è levato il sonno di dosso e adesso per sempre
per sempre è con noi
Se il Padreterno l’aveva abbandonato
ora i paesani se l’hanno accompagnato
che grande festa poterselo abbracciare
che grande festa portarselo a mangiare
Ha raggi sulla schiena e irradia Gioia
le dita tese indicano Gioia
esplodono le mani per la Gioia
si butta in braccio a tutti per la Gioia
E’ pazzo di Gioia,
è l’Uomo Vivo,
si butta di lato, non sa dove andare
che è pazzo di Gioia, è l’Uomo Vivo
di spalla in spalla, di botta in botta
le sbandate gli fanno la rotta
Alziamolo di peso gioventù,
facciamolo saltar
fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar
fino a che veda che bellezza è la vita e mai dovrebbe finir
Barcolla, traballa, sul dorso della folla
si butta, si leva, al cielo si solleva,
con le tre dita la via pare indicare
nemmeno lui nemmeno lui sa dove andare
Barcolla, traballa, al cielo si solleva
Con le ...
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handke, quando il bambino era bambino
2007-08-30 15:54:19
Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C’é veramente il male? E’ gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un ...
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salinas, la voz a ti debida
2007-08-30 14:03:03
¡Si me llamaras. sí,
si me llamaras!
Lo dejaría todo,
todo lo tiraría:
los precios, los catálogos,
el azul del océano en los mapas,
los días y sus noches,
los telegramas viejos
y un amor.
Tú, que no eres mi amor,
¡si me llamaras!
(Fragmento de “La voz a ti debida”, Madrid, 1933)
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larkin, finestre alte
2007-08-29 15:16:22
I rapporti sessuali incominciarono
nel millenovecentosessantre
(invero piuttosto tardi per me) -
tra la fine del bando a Lady Chatterley
e il primo ellepì dei Beatles.
Fino ad allora c’era stato soltanto
una specie di negoziato,
un bisticcio per un anello,
una vergogna che iniziata a sedicianni
si diffuse su ogni cosa.
Poi all’improvviso la lite cessò:
ognuno se ne accorse,
e ogni vita si tramutò
in una fantastica rovina per il banco,
in un gioco quasi senza perdite.
Non ho più avuto un periodo migliore
del millenovecentosessantatre
(per quanto troppo tardi per me) -
tra la fine del bando a Lady Chatterley
e il primo ellepì dei Beatles.
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